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Parte Guelfa sigilloNel pellegrinaggio, come nel deserto, l'uomo si pone di fronte alle scelte essenziali della vita. Durante il viaggio è concessa ai pellegrini l'opportunità di identificare i mali causati dalla superbia, dall'idolatria del denaro e del potere che hanno infiacchito l'umiltà e la semplicità originaria dell'umanità. Farsi pellegrini in compagnia di un cavallo significa ricevere uno straordinario aiuto da un animale nobile e mansueto per tentare di recuperare l’umiltà e la purezza necessarie a cavalcare sul lungo e malagevole sentiero che porta verso le beatitudini evangeliche. Praticando tutte quelle attività equestri che vengono svolte in campagna e che si basano sul rapporto tra uomo, cavallo e ambiente, accade di vivere più intensamente e con vera purezza l’intimità con Dio.

Nel pensiero di Gesù, l’autenticità del cuore non indica una virtù particolare ma una qualità che deve accompagnare tutte le virtù, perché esse siano davvero tali e non vizi mascherati. La prima virtù di un cavaliere consiste nel sentirsi pellegrino per tutta la vita mantenendosi sempre pronto a mettersi in strada e partire, ad abbandonare il proprio universo per trovare la felicità del cuore. Il pellegrinaggio concede di dissetarsi alle sorgenti della fede. Vuol dire mettersi in cammino non per visitare antiche pietre né per venerare luoghi santi, ma per rinnovare lo spirito e il corpo. È il viaggio di Gesù, per salire al monte Sion, sulle vie del Vangelo, ascoltando la Parola di Dio, attraverso la libertà della quale si ha bisogno, attraverso i paesaggi del Creato. E la scoperta di Dio avviene solo grazie all’accogliere la Carità nel cuore, aprendo finalmente le porte del luogo più profondo dell’essere umano, di quel nucleo recondito in cui hanno sede sentimenti, desideri e volontà. È dal cuore dell’uomo che dipende la qualità buona o cattiva di ogni parola e azione e Dio sembra stare più volentieri accanto a chi ha cuore per il Creato, a chi dimostra di amare e prendersi cura della natura, a chi sa coglierne i dolci frutti con rispetto.


La relazione tra pellegrino e cavallo ha origini molto antiche. I viaggi dei cavalieri pellegrini verso la Terra Santa sono il seme dell’eredità per la quale si sono diffuse e giunte fino a noi molte discipline sportive ed amatoriali a carattere equestre. Scopo fondamentale della pratica del cosiddetto trekking a cavallo è avvicinare e conoscere la natura, rispettandola e tutelandola. Ripercorrere a cavallo antichi sentieri e importanti vie di comunicazione ci offre la possibilità di praticare sport ispirandoci alla nostra storia ed alle nostre tradizioni, per primo quelle religiose. Il percorso sulle mulattiere di campagna è il simbolo del cammino della nostra vita. La varietà e la difficoltà delle strade da percorrere sono il vero strumento di preparazione dei pellegrini. La premessa indispensabile per realizzare il pellegrinaggio a cavallo diviene pertanto l’allenamento del cavaliere e del proprio compagno di viaggio, il destriero, per presentarsi a questa impresa pieni di fede e nella migliore integrità fisica e morale. La Parte Guelfa, edificata nel XIII secolo come istituzione politica e militare, è divenuta oggi, nel XXI secolo, un’arciconfraternita fondata sui sentimenti di carità e sui rapporti fraterni tra i propri membri. La fraternità è uguaglianza nella differenza ove ciascuno è se stesso. Partecipare alle attività della Parte Guelfa significa acquisire umiltà, carità e consapevolezza del ruolo e dei compiti affidati per realizzarli al meglio per il bene di tutti e di ciascuno. L’antico e inscindibile legame di fedeltà al Sommo Pontefice si manifesta nella Parte Guelfa attraverso la custodia degli enti ecclesiastici e la responsabilità verso tutte le membra della Chiesa.


Nel blasone della Parte Guelfa di Firenze campeggiano il Bianco della Fede, il Verde della Speranza ed il Rosso della Carità. Il Santo Padre Clemente IV, nell’anno del Signore 1266, si degnò benignamente di approvare l’istituzione della magistratura guelfa fiorentina e di concedere le proprie insegne - d’argento all’aquila di rosso brancante un drago verde e sormontata dal giglio fiorentino - ai Consoli dei cavalieri della Parte Guelfa di Firenze che lo avevano sostenuto nella battaglia di Benevento contro i figli di Federico II. Dopo l’interruzione seguita alla soppressione con motuproprio granducale del 22 Giugno 1769 ed in virtù dell’antico possesso di stato giuridico in Firenze - con la benedizione di Sua Eminenza Reverendissima Cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze, e con il consenso di Sua Eccellenza Dario Nardella, Sindaco di Firenze - è stata ricostituita con Atto Pubblico del 25 marzo 2015 e giuridicamente ristabilita come arciconfraternita, ovvero associazione di volontariato, presso i magnifici ambienti del Palagio di Parte Guelfa di Firenze. La Parte Guelfa, in origine magistratura cavalleresca baluardo delle libertà di Firenze, stabilisce la propria condotta attraverso disciplina, generosità e coraggio e compie azioni per la protezione del creato e per la custodia della Chiesa e delle tradizioni religiose. Qualunque persona che non abbia la ferma volontà di perfezionarsi nella vita seguendo questi intendimenti non potrà mai divenire confratello o consorella: lo zelo alla rinuncia nella società dell’abbondanza, il generoso impegno per i più deboli, la coraggiosa lotta per la giustizia e per la pace, lo sforzo per la protezione della natura e la ferma custodia degli enti ecclesiastici, sono le caratteristiche originarie e proprie della Parte Guelfa. L’Arciconfraternita ha sede nell’ambito territoriale dell’Arcidiocesi di Firenze e può istituire Confraternite in ogni Diocesi della Chiesa Cattolica. La Parte Guelfa si adopera per la valorizzazione delle tradizioni cristiane, si impegna nella protezione e nella valorizzazione delle risorse naturali e paesaggistiche e si adopera per la tutela delle istituzioni ecclesiali.


Gli appartenenti hanno scelto di chiamarsi confratelli e consorelle e si obbligano alla testimonianza costante delle virtù cristiane di carità e fraternità nei comportamenti e nelle opere come contributo alla formazione delle coscienze secondo l’insegnamento del Vangelo e promuovono con autentico spirito ecumenico il dialogo e la collaborazione con le altre Chiese cristiane sotto la guida e l’assistenza della Chiesa Apostolica Romana realizzando attività religiose, culturali, tradizionali, ludico-sportive, didattiche e di utilità ambientale. L’arciconfraternita compie attività pastorali e di culto sotto la guida di un assistente ecclesiastico denominato Cappellano Maggiore, assegnato dall’Arcivescovo di Firenze, che nomina quali aiutanti quattro Correttori di Quartiere, e svolge, in particolare, come attività proprie: l’esecuzione di servizi d'onore durante udienze e ricevimenti dell’Arcidiocesi e la protezione, ove richiesta, dell’Arcivescovo durante manifestazioni o viaggi; la celebrazione di particolari atti di devozione in onore di San Ludovico d’Angiò, Patrono della Parte Guelfa; la formazione dei membri alla pratica e alla testimonianza di vita cristiana con pellegrinaggi e itinerari di fede e attraverso corsi di catechesi e momenti di preghiera comunitaria; il recupero, lo sviluppo e la promozione in collaborazione col Comune di Firenze e il Consiglio delle Feste e Tradizioni Popolari Fiorentine di tradizioni a carattere ludico-sportivo storicamente realizzate dalla Parte Guelfa, come la Giostra di Madonna Libertà; la valorizzazione, la custodia e la conservazione dei beni culturali ecclesiastici e delle tradizioni popolari di origine religiosa; la realizzazione di iniziative stabili o temporanee per la crescita umana e sociale dei membri attraverso il volontariato per la protezione del Creato; la cura della dignità del culto e l’animazione delle celebrazioni liturgiche nella Chiesa assegnata dall’Arcidiocesi con l’obbligo di provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria dell'edificio sacro e dei locali annessi; la solidarietà verso i bisognosi con opere di misericordia materiale e spirituale in una visione cristiana della vita e la stabile collaborazione con il Consiglio Pastorale dell’Arcidiocesi di Firenze per la realizzazione dei piani di azione pastorale della comunità diocesana ed altre iniziative di apostolato.


La storia della rinascita della Parte Guelfa è dunque la vicenda della risposta a una chiamata, a una voce che cresciuta dentro, giorno dopo giorno, attraverso l’amore per le antiche tradizioni religiose di Firenze e per il cavallo, simbolo del creato, emblema di purezza, bontà e nobiltà. Una vocazione rinata nel XXI secolo e radicata nel XIII che è maturata nel tempo e che spinge ad affrontare l’oscurità del presente e a guardare lontano per mezzo della luce del Vangelo di Cristo. I pellegrinaggi sono l’espressione più sincera e diretta delle attività della Parte Guelfa e possono apparire come un’esigenza improvvisa, come la necessità di fuggire per allontanarsi da una quotidianità frenetica o noiosa ma sono in realtà il frutto dell’esigenza di posare lo sguardo dell’anima su qualcosa di profondo e nuovo. Il primo pellegrinaggio dell’Arciconfraternita è stato un viaggio a cavallo e a piedi partito da Firenze per la solennità di Sant’Anna, protettrice delle Arti Fiorentine, e giunto a Roma, a San Pietro in un movimento di gioia collettivo, un pretesto per viaggiare divenuto molto di più: un cammino sorretto da sentimenti di fraternità alla ricerca della misericordia divina. Un pellegrinaggio non procede orizzontale, in superficie, ma scava nell’intimo e nell’infinito, dentro di noi. Da un pellegrinaggio si torna diversi, cambiati per sempre. L’Arciconfraternita di Parte Guelfa è, per certi versi, uno strumento che permette una nuova vita, una rinuncia a ciò che ci circonda e al quale torneremo trasformati. Grazie al Vangelo la Parte Guelfa diventa strumento per andare oltre, per trascendere, per farsi risposta agli interrogativi che assillano la nostra generazione, il nostro secolo. Il pellegrinaggio a Roma dei confratelli e delle consorelle che, dopo aver ricevuto la Santa Messa e la benedizione sul sagrato del Duomo di Firenze, hanno seguito la Via Francigena e le sue splendide località - in particolare San Gimignano, Monteriggioni, Montalcino, Pienza e Viterbo - è stata un’esperienza unica e indimenticabile fatta di amicizia, silenzio, confronto, solitudine e partecipazione. La vita di ciascuno si è arricchita. Non è mai stato soltanto un viaggio fisico, ma un passaggio spirituale che ha avvicinato ciascuno a Dio e al Creato. Da pellegrini ci siamo svestiti dai panni della quotidianità per scoprire una dimensione di conversione guardando il mondo con uno sguardo nuovo, perché, come ricorda Marcel Proust, “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. Ci siamo aperti alla meraviglia, allo stupore perché ogni individuo, come afferma il cardinale Carlo Maria Martini, è sempre “un essere in cammino bisognoso di significato”. Non è possibile essere come una barca ormeggiata nel porto, al sicuro, al riparo dalle intemperie perché, come ricorda Paulo Coelho, “non è per questo che le barche sono state costruite”.


Alla partenza, il 26 Luglio 2015, Solennità di Sant’Anna, patrona delle Arti Fiorentine, il Sindaco di Firenze ha consegnato ai pellegrini a cavallo la lettera ufficiale di invito a Firenze per Papa Francesco nella quale ha esaltato “il gesto di questi nostri concittadini che ha il significato profondo di testimoniare l'affetto grande e sincero che tutti i fiorentini nutrono per Lei. Nell’anno nel quale Firenze festeggia il 150° anniversario di Capitale d’Italia e nel quale sarà onorata di ricevere la Sua visita ed apprezzare la Sua presenza per il quinto Convegno Ecclesiale Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana, le annuncio il pellegrinaggio a cavallo a Roma dei Cavalieri fiorentini di Parte Guelfa”. Ed ha aggiunto: “Santo Padre, Lei ha in alcune recenti omelie esortato a mettersi in cammino per rilanciare nel mondo un messaggio forte di pace e fraternità di cui, mai come in questo momento, l’umanità ha bisogno. Ebbene i fiorentini hanno accolto questo suo invito e, nell’attesa di riceverLa tra noi a Novembre, lasceranno Firenze in occasione della Festa di Sant'Anna, Patrona delle Arti Fiorentine, il giorno di Domenica 26 Luglio 2015, e percorreranno le tappe della via Francigena raggiungendo Roma ove l’iniziativa culminerà dinanzi alla Basilica di San Pietro in Vaticano, dove al gruppo di Cavalieri di Parte Guelfa si affiancheranno molti altri pellegrini provenienti dalla nostra città. La terra natale di Leone X, Clemente VII, Leone XI, Urbano VII e Clemente XII, sulla scia dei suoi venerati predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II, ultimi Pontefici a recarsi a Firenze, aspetta ardentemente la Sua visita apostolica”. Il Sindaco di Firenze si è anche detto “lieto di accogliere la rinascita della Parte Guelfa, antica magistratura fiorentina benignamente istituita dal Santo Padre Clemente IV nel 1266, simbolo e baluardo delle libertà di Firenze, ricostituita come Arciconfraternita, ovvero associazione di volontariato di ispirazione cristiana, con sede principale nel Comune di Firenze” e ha dichiarato di “apprezzare la ricostituzione dopo oltre due secoli dalla soppressione decretata con motuproprio granducale il 22 Giugno 1769 e gioire per l’inserimento nel Corteo Storico della Repubblica di Firenze come Cavalleria storica della Repubblica Fiorentina al servizio dell’Ufficio Feste e Tradizioni Popolari Fiorentine del Comune di Firenze”. Di grande importanza la sua “approvazione degli scopi statutari di custodia e valorizzazione delle tradizioni fiorentine e incoraggiamento agli aderenti a contribuire alla formazione delle coscienze secondo i valori e i principi della Costituzione della Repubblica Italiana”. Anche l’Arcidiocesi ha benedetto gli scopi statutari di servizio gratuito, di protezione del Creato, di custodia della Chiesa e delle tradizioni religiose cristiane incoraggiando i Confratelli e le Consorelle, che, scegliendo di appartenervi, si obbligano alla testimonianza costante delle virtù cristiane di carità e fraternità nei comportamenti e nelle opere, a contribuire alla formazione delle coscienze secondo l’insegnamento del Vangelo. All’arrivo in Piazza San Pietro, la Domenica mattina del 2 Agosto 2015, scortati dagli amici della Protezione Civile a cavallo della Capitale, i pellegrini sono stati accolti dal Santo Padre Papa Francesco con le parole “Saluto il pellegrinaggio a Cavallo dell’Arciconfraternita di Parte Guelfa di Firenze” ed hanno urlato la propria gioia col grido di battaglia della Cavalleria della Repubblica Fiorentina: “Marzocco Marzocco Marzocco!”.


La ragione della coesione dell’Arciconfraternita di Parte Guelfa consiste nel vivere insieme in concordia dimostrando ogni giorno di avere un'anima sola e un cuore solo in Dio. Quest’unione raggiunge la sua pienezza nella comunione tra i membri dell’Arciconfraternita di Parte Guelfa e tutte le istituzioni e le persone che difendono ed hanno a cuore il popolo di Dio, le sue tradizioni ed i suoi valori. Destinati alla medesima opera, hanno deciso di formare un solo corpo e, come fratelli, di nutrirsi dello stesso pane, pronti ad ogni sacrificio. Chiamati ad essere dei veri Miles Christi attraverso un’intensa vita di preghiera, efficacissimo strumento per divenire uomini di Dio. Nella milizia cristiana la vita interiore deve mantenere sempre il primato, senza che alcuno si lasci offuscare dall’attivismo, né abbagliare dalla brillantezza di esiti clamorosi. Prima di tutto si deve lavorare per raggiungere il più ardente affetto per le cose spirituali, le virtù solide e perfette, la purezza d’intenzione e la reverente familiarità con Dio. Come afferma Papa Francesco: “Il Giubileo è il fruscio dei sandali dei pellegrini che invita a uscire di casa per andare incontro al mondo. Il Giubileo è la porta che si apre e che grida: Tornate a Dio, tornate a Dio! Il Giubileo è un Anno Santo che vuole l’uomo nuovo, armonioso e felice, un uomo che ha scoperto di essere amato da Dio e toccato dalla sua Misericordia”. Incredibilmente a questo straordinario Giubileo della Misericordia corrisponderà il grande Giubileo Guelfo, l’anniversario dei 750 anni della Parte Guelfa a Firenze, dal 1266 al 2016, e i Confratelli e le Consorelle si apprestano a vivere un irripetibile doppio anno giubilare nel quale torneranno ancora a Roma pieni di fede in Gesù Cristo. Nell’anno giubilare la Chiesa e la Parte Guelfa si faranno eco della Parola di Dio in modo che risuoni forte e convincente come una parola e un gesto di perdono, di sostegno, di aiuto, di amore. Perché davvero non ci si stanchi mai di offrire misericordia e si resti sempre pazienti nel confortare e perdonare.


Viviamo in una società caratterizzata da molteplici cambiamenti e discontinuità, in cui gli individui appaiono dispersi e quasi privati del loro senso di appartenenza. In ogni dove si percepisce la crisi dei sentimenti e la mancanza di riferimenti. L'assenza di solidità affettiva è la cifra dei nostri giorni. Subiamo il consumismo come unico modello sociale. Egoismo ed individualismo sono le cause principali di questo flagello. Un sottile senso di alienazione e di solitudine si presenta senza farsi annunciare e poco importa che le giornate siano piene o vuote. La fragilità, i dubbi e lo smarrimento di fronte ad un mondo caotico, frenetico e vorace distruggono la carità umana, nascondono il senso più vero della vita. Frequentemente si tradisce e si viene traditi. Si assiste così alla devastazione dei rapporti umani, al crollo delle certezze interiori. Il Vangelo, attraversando i secoli e le epoche, ha assistito a cambiamenti colossali di tendenze e di mentalità, senza mutare mai. La sua imperturbabile immutabilità rappresenta la nostra sicurezza, la nostra ancora. É nostra responsabilità rendersi disponibili, farsi pellegrini e predicarlo quale esso è, nella sua interezza e genuinità, senza diluirne i contenuti per conformarli alle mode o alle varie correnti storiche predicatrici di flebili e indefinite speranze. La fede è costruire la nostra casa sulla roccia dei valori cristiani contenuti nelle parole di Gesù, anziché sulla sabbia, simbolo della mutevolezza e dell’inconsistenza del mondo. La speranza si poggia sulla fedeltà di Dio e sulle Sue promesse. Sperare vuol dire non cedere il passo allo scoraggiamento, alla confusione o alla delusione; in quei momenti, anche la lettura può riaccendere la speranza; l’amore o carità, infine, è la virtù più grande che contiene in sé le due virtù precedenti. L’amore, avendo la propria sorgente in Dio stesso, è difatti il movente della fede e della speranza; l’amore è l’essenza dell’incontro con Dio. L’amore ci spinge a fare il bene, ci incoraggia a ristabilire i sentimenti umani, a ricucire le ferite e a combattere il narcisismo, l’egoismo, il materialismo.


L'amore incita a ristabilire le priorità e a rimettere ordine nella società, nella quale siamo chiamati ad influire positivamente ed attivamente; l’amore di Dio è il punto di partenza per ritrovare il perduto senso e valore della vita. La Parte Guelfa si basa su Fede, Speranza e Carità, le tre virtù cristiane che restituiscono agli individui il senso di appartenenza, ristabilendo il loro contatto con la creazione e con il Creatore, ormai viziato dai bombardamenti delle relazioni virtuali e dal caos tecnologico dominante. Tali virtù vivono nelle scritture. Dobbiamo farle nostre attraverso l’esempio di Gesù, possiamo viverle e agire per mezzo di esse sulla società e sull’ambiente in cui siamo calati per non assistere inermi e impassibili alla decadenza. Siamo testimoni dell’ordine, della positività, della grazia divina e di quella morale d’amore che non giudica e non condanna.

 

 

 

Autore


Andrea Claudio Galluzzo

 

 parte guelfa definitivo per sfondi bianchi

 

 

 

 

 

I DOCUMENTI DELLA STORIA RECENTE DI PARTE GUELFA

 

3 Sindaco Firenze a Parte Guelfa s

 

6 Arcidiocesi a Papa Francesco

 

1 Sindaco Firenze a Papa Francesco s

 

5 Misericordia a Papa Francesco

 

2 Parte Guelfa - Papa Francesco

 

4 Angelus Papa 1

 

4 Angelus Papa 2

 

 

 

 parte guelfa definitivo per sfondi bianchi

Parte Guelfa investiture 6 vestizione dama paola capecchi

giubileo 750

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