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Parte Guelfa Maremma 2017 San Rabano 6L’Arciconfraternita di Parte Guelfa organizza, per la fine di Aprile 2017, un'escursione nel Parco della Maremma con pellegrinaggio all'Abbazia di San Rabano per offrire a tutti i Confratelli e le Consorelle l'opportunità di fermare la quotidianità e approfondire il senso del cammino iniziato insieme. Il Parco della Maremma è un territorio ricco di ecosistemi dove ambienti naturali e selvaggi si intrecciano con la presenza dell’uomo in un equilibrio dinamico di grande biodiversità.

La Maremma è uno spazio meraviglioso per vivere giorni di passeggiate a cavallo e a piedi, di incontri, riflessioni e convivialità fraterna. Organizzata grazie al lavoro di Marco Sottili, coordinatore dello Squadrone Escursionisti dell'Arciconfraternita, l'escursione vivrà nello spirito del pellegrinaggio perché vi saranno momenti dedicati ai testi sacri e alla spiritualità per giungere al recupero dei valori della tradizione cristiana e dell’amore per la natura.


Parte Guelfa - timbro tondo


Programma

Escursione in Maremma
28, 29 e 30 Aprile 2017

Venerdì 28 Aprile
Arrivo alla struttura entro la sera (19.00 - 19.30)
Sistemazione dei cavalli in box o paddock
Assegnazioni degli alloggi
Cena in agriturismo

Sabato 29 Aprile
Colazione (7.30)
Partenza per l'escursione alla Torre e Abbazia di San Rabano con pranzo a sacco
Rientro in agriturismo
Cena di pesce da "Paolo il pescatore"

Domenica 30 Aprile
Colazione (7.30)
Partenza per l'escursione a Torre Tonda nei pressi dell'agriturismo
Rientro per il pranzo all'agriturismo
Dopo pranzo rientro

Condizioni
Il costo complessivo a persona a cavallo è di Euro 220,00
Il costo complessivo a persona a piedi è di Euro 185,00

La tassativa data termine per l'iscrizione è il 31/03/2017
da comunicare all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Per chi non sarà in grado di partecipare con proprio cavallo sarà prenotabile il cavallo sul posto
ma sono disponibili solo n. 5 cavalli da noleggiare al costo di Euro 120,00 per le due escursioni
ed è necessario prenotarli il prima possibile perché appartenenti ad altro agriturismo.

Per l'escursione a piedi il programma è lo stesso ma con diversa organizzazione logistica
e dovrà sostenersi il costo della guida che, per i due giorni di escursione,
ha il valore totale di Euro 100,00 da dividersi fra i partecipanti.

Agrituristica Buratta
Podere Dicioccatone
Talamone, Orbetello, Grosseto
Codice Azienda 018GR073

 

La Buratta

I componenti della Parte Guelfa saranno ospitati presso lo splendido agriturismo "La Buratta", accogliente struttura familiare, che già nell’Ottocento, quando ancora non esistevano strutture turistiche, offriva ospitalità in Maremma e si manifestava accogliendo nelle coloniche e nelle fattorie i “viaggiatori” dell’epoca e provvedendo a tutte le loro necessità. Ed è per attenersi a questa tradizione che la famiglia Buratta già molto nota per le sue attività nel settore dell’agricoltura biologica, della gastronomia e soprattutto dell’allevamento e della doma dei cavalli, ha deciso di accogliere la richiesta di amici e clienti, ristrutturando un edificio della propria azienda per dedicarlo all’accoglienza dei “viaggiatori” di oggi.

Parte Guelfa Maremma 2017 Buratta 1
La Buratta


Talamone

Talamone mantiene orgogliosa il suo aspetto di borgo fortificato di pescatori. Il piccolo porto è dominato dalla grande rocca degli Aldobrandeschi del tardo Duecento. Dopo essere stata abbandonata e semidistrutta, fa ricostruita dai senesi nel tardo Cinquecento, conferendogli l'aspetto attuale. La rocca spicca ancora sul promontorio e sul borgo della città. Il centro è ancora ben conservato ed è caratterizzato da strette strade tra le antiche case in pietra. Talamone è sicuramente un piccolo gioiello della Maremma.

Parte Guelfa Maremma 2017 Talamone
Il castello di Talamone

Negli ultimi anni è diventata una rinomata località balneare della Toscana. Le spiagge sabbiose costeggiate da pinete, sono caratterizzate da una acqua cristallina dal colore blu intenso. L'entroterra è invece caratterizzato dalla particolare macchia mediterranea che caratterizza questa zona della Toscana. Talamone si trova infatti all'ingresso dello splendido Parco della Maremma e fa parte del Parco dell'Uccellina.


San Rabano

Il complesso abbaziale di San Rabano, posto a cavallo tra Poggio Lecci e Poggio Alto, risulta indicato alla fondazione, avvenuta nei primi del XII secolo, come Monasterium Arborense o Monasterium de Arboresio o Alberese. L’etimologia del nome rimane incerta fra le parole arbor, albero, e albarium, riferito alla pietra biancastra dei monti dell’Uccellina. Nel primo documento che si conosca il nuovo nome sembra soppiantare un precedente Sancta Maria de Arboresio, mentre successivamente viene semplicemente indicato come Domus et loci ordinis Sancti Benedecti de Arboresio.

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La meravigliosa oasi verde di San Rabano

Per quanto diffusa, sembra poco probabile l’ipotesi della derivazione del nome attuale da un più antico romitorio posto più a valle, mentre è da ritenersi più valida la teoria che vede nascere “San Rabano” come uso improprio e arbitrario del nome Sancti Rafani Praeceptor costruttore della chiesa terminata nel 1587 in Alberese e ritenuto, dalla critica sette – ottocentesca, l’ultimo Abate dell’Abbazia. Il complesso, sorto nell’XI secolo come insediamento benedettino cassinese, raggiunse il pieno sviluppo soprattutto nel corso del secolo successivo ad opera dei benedettini cistercensi.

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I resti dell'Abbazia di San Rabano

La scelta di tale luogo è sicuramente da mettere in rapporto ad un piano di controllo territoriale, di sfruttamento delle risorse di cui questa zona era ricca e di sviluppo economico. A poca distanza dall’Abbazia passava la “Strada della Regina” che permetteva il collegamento tra l’antico tracciato dell’Aurelia ed il mare. La zona circostante subì profonde modificazioni e venne poi disboscata e terrazzata per poter permettere la coltivazione di piante quali l’olivo e la vite; con ogni probabilità fu introdotta la quercia da sughero e poco distante si sviluppò un piccolo villaggio di cui rimangono oggi pochi resti sepolti dalla vegetazione. Il primo documento relativo all’Abbazia che conosciamo porta la data del 7 aprile 1101 ed è la risoluzione data dal Papa ad un contenzioso sorto tra il Vescovo di Roselle e l’Abate per quanto riguarda la riscossione di decime da parte del primo sul territorio del secondo.

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Il cielo di San Rabano

In tale carta si parla di un monastero in praesenti, ma con ogni probabilità si vuol indicare una struttura in via di sviluppo, non ancora terminata e, anzi, da avvantaggiare nella crescita. La crescita e l’importanza dell’Abbazia sarebbero così successive al 1101 ed è quindi da ridimensionare la precocità dell’insediamento. Nei decenni successivi San Rabano raggiunse il massimo dello sviluppo e Papa Innocenzo II trasferì all’Abate il controllo di tutti i monasteri riformati fino al confine laziale. Nel corso del XII secolo l’ordine benedettino andò incontro ad un periodo di crisi che portò all’abbandono di molti monasteri. Tale crisi dovette sicuramente investire anche San Rabano, ma la mancanza di documenti non permette di conoscerne con sicurezza le sorti. Il 30 Gennaio del 1303, Papa Bonifacio VIII incaricò il priorato pisano dei cavalieri di Gerusalemme di “vigilare, custodire, difendere, amministrare le terre e il monastero di Alberese.” In un documento del 30 Gennaio 1307 il luogo è definito ancora “Monastero” mentre nel successivo del 18 Ottobre 1336 compare per la prima volta il termine “Fortilizio”.

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San Rabano tra boschi e mare

Se ne deduce che la fortificazione, visibile ora come innalzamento delle murature con merli, sia avvenuta fra le due date. Tenendo conto che per un breve periodo intorno al 1321 il monastero fu sotto il dominio degli Abati, tiranni di Grosseto per pochi anni dal 1312, si è cercato di indicare in questi gli esecutori dei lavori che invece, da un esame più attento, risultano più vicini alle modalità di fortificazione utilizzate dai Gerosolimitani stessi. Nel XIV secolo il dominio del fortilizio fu causa di discordie fra Siena e Pisa e nel 1438 Siena, ormai padrona assoluta della zona, fece smantellare l’Abbazia trasferendo nel 1475 la sede del Priorato nelle nuove strutture di Alberese. Il complesso architettonico è composto da una chiesa, dal relativo monastero e da una torre d’avvistamento detta “dell’Uccellina”. I lavori risalgono a due cantieri principali ed a vari altri interventi successivi.

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L'abbazia di San Rabano e la Torre dell'Uccellina avvolta dai boschi

Parte del materiale costruttivo è sicuramente di recupero e la fondazione sembra basarsi, non sappiamo fino a che punto, su strutture preesistenti. Il primo cantiere è riferibile alla fine del XI secolo mentre l’altro alla seconda metà del XII. La chiesa di fondazione aveva uno schema cruciforme con copertura a capriate e volte a botte nei transetti. La volta a crociera della navata risale al secondo cantiere così come il campanile e la cupola. Di particolare interesse risulta il sistema di copertura, in parte crollato, della navata centrale ritenuto uno dei più antichi esempi di volta costolonata in Toscana. La copertura, pesantissima, è costruita in pietrame e sorretta da grossi costoloni che poggiano tramite capitelli direttamente sui muri della navata, Molto bello l’alo tiburio ottagono della cupola, da alcuni indicato come bizantino ma rapportabile alla cultura del romanico lombardo. Di difficile datazione le lavorazioni dell’arco del portale e della finestra absidale, secondo alcuni alto medievali e secondo altri più tarde. Dubbi stilistici permangono anche intorno ai rilievi con croci greche e cordonatura dell’architrave del portale. Il corpo orientale è composto da un’abside centrale e da due più piccole laterali con lavorazioni ad archetti pensili nel sottotetto.

Parte Guelfa Maremma 2017 San Rabano 8La maestà maremmana di San Rabano

Il campanile con mensole marcapiano è chiaramente di stile romanico-lombardo, ma risulta alterato nei piani sopra le bifore a causa dell’innalzamento avvenuto, forse, durante la fortificazione del complesso. L’interno, particolarmente suggestivo, ospita una scala che sale lungo le pareti con sei rampe che poggiano su archi sorretti da colonne e pilastri. Della scala originaria rimane soltanto la prima rampa, mentre le altre risultano alterate dai lavori del primo restauro realizzato nel 1972. I resti del monastero non sono in un buono stato di conservazione e solo i recenti scavi hanno potuto permettere una lettura migliore del complesso che risulta essere ciò che rimane di una struttura solida con sviluppo su due piani, pavimenti in cotto e copertura in pietra. Si può riconoscere un cortile centrale con cisterna, i resti di cabalette per la raccolta delle acque piovane, un’entrata carrabile ed una più piccola, un ambiente provvisto di forno vicino alla torre dell’Uccellina e una struttura circolare, forse una preesistente torre d’avvistamento, ritenuta il nucleo più antico del complesso e del tutto inglobata nelle murature successive. Dell’abitato circostante non restano che poche tracce nel bosco, alcune cisterne e rovinati perimetri murari. Poco più in basso si individuano i resti della vasca di una sorgente oramai asciutta in una zona di bosco che prende il nome di “Tre Fonti”.


Storia della Maremma Toscana

Il Parco della Maremma è ricco di testimonianze storiche e artistiche di grande importanza, risalenti ad epoche diverse e anche molto eterogenee fra loro. Le prime frequentazione umane in Maremma risalgono al Paleolitico e nel Parco dell’Uccellina sono presenti importanti ritrovamenti di epoca etrusca ove venne fondata, nel VI secolo avanti Cristo, la Talamone antica, famosa per il ritrovamento del frontone del tempio di Talamonaccio, ora esposto ad Orbetello, che riproduce la scena del combattimento dei “sette contro Tebe” . Il periodo romano è ben rappresentato per la presenza nel parco di numerose ville e laboratori di vari manufatti legati al commercio dell’epoca che si avvaleva come vie di comunicazione della via Aurelia e del fiume Ombrone.

Parte Guelfa Maremma 2017 mappa stato dei presidi
Il Granducato dei Toscana e lo stato dei Presidi

Dal XV fino a tutto il XVIII secolo la minaccia sempre crescente della potenza turca fu una delle maggiori preoccupazioni per i sovrani occidentali in quanto la pirateria faceva parte della politica marinara ottomana e pertanto il principio difensivo più valido, adottato fin dall’epoca romana, continuava a essere quello delle torri di avvistamento, sebbene, durante la dominazione senese, in questa zona ne erano state costruite ben poche. Lle prime iniziative di protezione dalla pirateria furono promosse fin dai tempi della guerra fra Carlo V e Francesco I.

Parte Guelfa Carlo V e Francesco I
Carlo V e Francesco I, dominatori dell'Europa all'inizio del XVI secolo

Nel territorio del Granducato le torri di avvistamento furono edificate quando Cosimo I, concordando con la linea di condotta spagnola, inviò in Maremma i suoi ingegneri militari. Dopo la decadenza politica e militare degli ultimi anni di governo mediceo, nel 1737 la Toscana venne assegnata a Francesco Stefano di Lorena e quindi le fortezze, che poco tempo prima erano state occupate dai soldati spagnoli, vennero presidiate dai lorenesi. Iniziò allora la riorganizzazione dell’ormai inefficiente esercito secondo il modello austriaco. Nel 1767 varie e angosciose sconfitte convinsero lo spirito illuminista e riformatore di Pietro Leopoldo a iniziare il disarmo e la vendita di tutte le fortezze che riteneva inutili ed eccessivamente dispendiose per il bilancio del Granducato, affidando il mantenimento dell’ordine pubblico alle normali forze di polizia. Questa politica venne aspramente criticata nel 1793 quando Ferdinando III, successore di Pietro Leopoldo, effettuò una ricognizione durante la quale si rese conto che le 130 miglia di costa toscana erano incontrollabili perché appartenevano ad altri principi, oppure erano totalmente disarmate. Questo errore risultò fatale al Granduca che, nel 1799, fu costretto a rifugiarsi in Austria. Ai lorenesi successero i Borbone di Parma e subito dopo la Toscana fu annessa all’Impero napoleonico come Regno d’Etruria. Nella cartografia della zona compresa tra il Parco dell’Uccellina e i confini meridionali della Toscana sono elencate le principali torri costiere con l’esclusione di quelle ormai rovinate.


La presa di Porto Ercole

Evento di svolta, per la definitiva capitolazione franco-senese fu l'assedio di Port'Ercole portato dal 25 maggio al 18 giugno 1555, appena un mese dopo la conquista di Siena a parte degli imperiali. A Porto Ercole si contrapposero due schieramenti molto eterogenei, la loro composizione rifletteva il complesso gioco di alleanze a livello italiano ed europeo. I franco-senesi in fuga da Siena potevano contare su circa 3000 fanti (italiani, francesi, tedeschi) e sull'appoggio delle marinerie turche e francesi. A guidarli erano i fratelli Piero e Leone Strozzi, fiorentini e nemici giurati dei Medici. Il primo, grande capitano di ventura, guidava le truppe francesi, il secondo era diventato comandante delle flotte turche e trovò morte e sepoltura proprio a Port'ercole. Un ruolo molto importante lo ebbero anche il grande ammiraglio turco Dragut, e molti dissidenti fiorentini (Salviati, Strozzi, Aldobrandini) accorsi per combattere i Medici. Dall'altra parte gli ispano-fiorentini imperiali annoveravano circa 6000 soldati (con 2000 italiani, 2500 tedeschi, 1000 spagnoli) e tutte le galere da combattimento genovesi guidate da Andrea Doria. Il comando era tenuto da GianGiacomo Medici duca di Marignano, e dal generale Chiappino Vitelli.

Parte Guelfa Maremma 2017 la presa di porto ercole giorgio vasari
"La Presa di Porto Ercole", Giorgio Vasari, Sala dei Cinquecento, Palazzo Vecchio, Firenze

La battaglia fu molto dura e cruenta, basti pensare che Piero Strozzi fece costruire ben otto forti sui colli attorno al porto, e che nelle acque antistanti si fronteggiavano quasi 150 navi da guerra. I morti furono oltre 2000, ma le atrocità continuarono anche dopo. I Medici, dopo la conquista, fecero sì che gli stranieri ed i mercenari avversari se ne andassero, ma si vollero vendicare dei fiorentini "traditori". Tutti gli esponenti delle famiglie più in vista di Firenze che avevano sposato la causa antimedicea, furono portati a Livorno ed impiccati in pubblico. Dopo la resa iniziano subito le costruzioni del Forte Filippo, rocca più moderna e potente dei Presidi, con maestranze fiorentine e spagnole sotto il controllo dell’architetto Soderini. Fu ampliata la Rocca Senese e costruiti altri tre forti: Forte Filippo, Forte Stella e Forte Santa Caterina. Con il buon governo spagnolo, nel XVII seccolo, Porto Ercole conobbe il massimo splendore e divenne un porto noto a livello europeo.

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Forte Stella, mirabile architettura spagnola a difesa di Port'Ercole

 
Le Torri della Maremma

Nel Comune di Grosseto, vicino alla foce dell’Ombrone, troviamo la torre della Trappola e il Ridotto di Bocca d’Ombrone e, scendendo verso sud, nella zona montuosa, le torri di Castelmarino, Collelungo e San Rabano che fa parte del complesso monastico. Nel Comune di Magliano in Toscana le torri di Cala di Forno, Bella Marsilia e Torre Bassa che facevano parte dell’antica proprietà dei Marsili. La zona del Comune di Orbetello era difesa dalle torri di Poggio Raso, delle Cannelle, di Capo d’Uomo, di Mulinaccio e di Talamonaccio che, pur essendo fuori della zona del Parco, completa la difesa della baia di Talamone.

Parte Guelfa Maremma 2017 parco uccellina
La Torre di Cala di Forno

Nel comune di Monteargentario, percorrendo il promontorio, troviamo le torri della Peschiera, di Santa Liberata, del Calvello, di Lividonia, della Cacciarella, di Cala Grande, di Cala Moresca, di Cala Piccola, di Capo d’Uomo, della Maddalena, delle Cannelle, della Ciana e dell’ Avvoltore. Seguendo la costa si rientra nel comune di Orbetello dove, sul poggio di Ansedonia, ci si presentano le due torri di San Pancrazio. Infine nel comune di Capalbio sono situate la Torre Puccini vicino alla Tagliata Etrusca, la Torre di Buranaccio sul lago di Burano e la torre di Selva Nera.

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La Torre di Castelmarino


Flora e Fauna del Parco della Maremma

La vegetazione boschiva più evoluta è formata dai lecci, che nei versanti occidentali si accompagnano alla fillirea, al corbezzolo al lentisco, al mirto, al viburno, all’erica e alla sughera. Nei versanti orientali e settentrionali il bosco di lecci si arricchisce di specie come la roverella e l’orniello, il sorbo e il biancospino. Nei terreni umidi e ombreggiati del versante orientale dei Monti dell’Uccellina, dove esistono condizioni più favorevoli allo sviluppo vegetativo, si trovano l’alloro , il carpino nero, il cerro e l’acero trilobo. Sul versante occidentale, più arido e degradato, sono assai frequenti macchie formate da un intrico di lecci, lentischi, filliree ed eriche. Rara e localizzata sulle balze rocciose la presenza di terebinto. Negli ambienti rocciosi si è sviluppata una macchia termofila formata da specie resistenti all’aridità come l’oleastro, l’euforbia arborea, la rarissima palma nana e il ginepro fenicio.

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La spiaggia di Cala di Forno

L’aspetto estremo  della degradazione della vegetazione arborea è rappresentato dalla gariga. La gariga delle colline dell’Uccellina è caratterizzata dalla presenza del rosmarino, dell’erica, del lentisco, dei cisti. In primavera, nella gariga a terra rossa, fioriscono una straordinaria varietà di orchidee selvatiche. Sia la gariga che gli oliveti abbandonati tendono a evolvere verso la macchia con la progressiva comparsa di arbusti che vanno sempre più addensandosi. In questi mbienti si ritrovano alcune interessanti entità botaniche tra cui alcune orchidee spontanee. Le dune fossili delle zone pianeggianti a ridosso della foce del fiume Ombrone sono coperte da pinete di pini domestici che, nelle zone a ridosso del mare, sono protette da una fascia di pini marittimi; il sottobosco è caratterizzato dalle specie tipiche della macchia mediterranea. Andando verso il mare subentrano i ginepri e le specie colonizzatrici delle dune di neo formazione tra le quali l’ammofila o sparto pungente, la medica marina, la camomilla di mare, l’eringio, il giglio di mare. Un endemismo del Parco della maremma è il Limonio etrusco.

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Cinghiali maremmani nel Parco dell'Uccellina

Nel parco della Maremma sono presenti tre specie di ungulati selvatici: il cinghiale, il capriolo e il daino. E’ stata segnalata anche la presenza di carnivori di notevole valore conservazioni stico quali il lupo, il gatto selvatico, e la martora. Tra i mammiferi comuni si trova la volpe, il tasso, la faina, l’istrice e la lepre europea oltre a diverse specie di micro mammiferi. Molto presente e ricca l’avifauna: il Parco della Maremma ospita infatti oltre 270 specie di uccelli e le aree umide rappresentano una importantissima area di svernamento per numerose specie di uccelli acquatici. Le aree prospicienti la foce dell’Ombrone hanno assunto negli ultimi anni un crescente rilievo internazionale per lo svernamento di numerosi contingenti di oche selvatiche e di gru. Nel Parco nidificano inoltre molte alre specie importanti quali il fratino, l’occhione e la ghiandaia marina e dal 2010, grazie ad un progetto specifico di reintroduzione, è tornato di nuovo a nidificare anche il falco pescatore. Tra i rapaci presenti si distinguono il falco pellegrino, il  lodolaio, il gheppio, la poiana, il falco di palude e il biancone; tra i rapaci notturni è possibile individuare l’allocco, il barbagianni, la civetta e l’assiolo. Altre specie importanti di uccelli sono la tottavilla, che vive solo in ambienti integri, il rampichino che si ritrova solo nei boschi maturi e il picchio verde che rappresenta una specie chiave per l’incremento strutturale di cavità nei tronchi degli alberi.

 Parte Guelfa Maremma 2017 transumanza
I butteri guidano i cavalli maremmani nella transumanza

 
Traversando la Maremma Toscana

Dolce paese, onde portai conforme
l’abito fiero e lo sdegnoso canto
e il petto ov’odio e amor mai non s’addorme,
pur ti riveggo, e il cor mi balza in tanto.

Ben riconosco in te le usate forme
con gli occhi incerti tra ’l sorriso e il pianto,
e in quelle seguo de’ miei sogni l’orme
erranti dietro il giovenile incanto.

Oh, quel che amai, quel che sognai, fu in vano;
e sempre corsi, e mai non giunsi il fine;
e dimani cadrò. Ma di lontano

pace dicono al cuor le tue colline
con le nebbie sfumanti e il verde piano
ridente ne le pioggie mattutine.

Giosuè Carducci

 

 

Autore

Andrea Claudio Galluzzo

 

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